Dino Meneghin al Master SBS di Treviso

Mercoledì pomeriggio Dino Meneghin ha fatto lezione agli studenti del Master SBS. Oltre ad essere stata una testimonianza sulla gestione della Federazione Italiana Pallacanestro (di cui è presidente), quello di Meneghin è stato un intervento che ha abbracciato vari argomenti, dai diritti televisivi alle criticità della gestione di un intero movimento. Oltre che di business dello sport la testimonianza è sfociata, tra aneddoti e batttute, in una vera e propria lezione di vita. Ecco riassunti alcuni passaggi dell’intervento:
“Io appena ho smesso di giocare mi sono messo a lavorare e ho aperto una società per comunicazione e organizzazione di eventi, pensavo che con il mio nome si sarebbero aperte facilmente molte porte. Invece ho subito fatto i conti con la dura realtà, e dopo le prime difficoltà ho capito che bisogna lavorare duro, essere aggiornati, studiare e presentarsi nella maniera più professionale possibile. Non ho mollato e poi ho avuto i miei successi e le mie soddisfazioni, ad esempio siamo partiti con un torneo 3 contro 3 per le scuole di Milano con 500 ragazzi iscritti e dopo qualche anno ne avevamo 100.000 in tutta Italia e organizzavamo anche le tappe Streetball per conto di un colosso come Adidas. Ma non è servito il nome Meneghin, quello che è stato importante è stato studiare e prepararsi. Per questo vi invito a credere molto in scuole come questa del Master SBS e soprattutto usciti di qui a tuffarvi nel lavoro non avendo paura di partire anche dalle mansioni meno appariscenti e soprattutto di lavorare di squadra, come su un campo di basket.”
C’è stato spazio anche per ripercorrere la sua splendida e longeva carriera da giocatore:
“Sono partito da un paesino qui vicino dove sono nato, Alano di Piave-Fener, ma ho avuto poi la fortuna di andare a vivere a Varese che è una delle città più di basket che ci siano, è stato quasi naturale con la mia altezza che prima o poi qualcuno mi facesse provare a giocare. Fu coach Nico Messina, ero alla palestra a fare il tifo con un campanaccio di quelli per le mucche, ai campionati studenteschi, lui mi vide e mi disse: fai una corsa..Io con il mio cappotto corsi una decina di metri e lui mi convoco’ per il primo allenamento. A parte il fatto che mi presentai con delle scarpe da basket..rosse (colore degli storici rivali di Varese, ossia la Simmenthal Milano), il resto ando’ bene, sono stato anche fortunato nel trovare da lì in poi le persone giuste, il luogo e il momento giusto, è stata una caratteristica della mia vita. Ecco, da lì inizio’ una carriera durata 28 anni.”